A più titoli di studio corrispondono idee migliori?

A più titoli di studio corrispondono idee migliori?


Per essere un buon designer è necessario focalizzare in un ambito molto specifico il nostro percorso di studi? Non potrebbe essere una conoscenza in diversi ambiti a portarci alle idee migliori?

In effetti, le idee, ad oggi, rappresentano una parte sempre più rilevante della nostra professione. Parlandone con una curatrice di mostre a Berlino è emerso che l’industria creativa tende molto al “concept” e a “prodotti virtuali” piuttosto che alla praticità e al prodotto in sè. Quale designer quindi potrà raggiungere le idee di miglior qualità?

Osservando alcune realtà europee come, da una parte quella italiana, inglese e in parte tedesca e dall’altra quella del nord europa, si possono individuare approcci diversi al design. Nel primo caso, arrivata dagli stati uniti, la tendenza ad una superspecializzazione che porta dal Bachelor ai phd passando per i Master e dall’altra, diffusa nella penisola scandinava, la tendenza a studiare diverse discipline. Questa seconda tendenza prevede un percorso di studi intervallato da parentesi lavorative nell’ambito e cambi di direzione.

Ma da dove nasce questo bisogno di superspecializzazione?

  • Molto tempo speso nell’istruzione: Per rimandare il difficile inserimento nel mondo del lavoro, molti studenti scelgono di continuare ad arricchire le loro conoscenze sperando di avere un percorso più facile in seguito. Alcuni docenti, inoltre, spingono gli studenti a restare nel mondo dell’accademia ed ad arricchirsi culturalmente acquisendo conoscenze dettagliate.
  • condizioni generali: In un clima in cui si percepisce, sin da molto giovani, la difficoltà, il disagio e la paura di un futuro incerto, molti studenti non si sentono di intraprendere lauree di primo grado in ambiti differenti, di provare varie strade prima di decidere, ma preferiscono focalizzarsi su qualcosa di particolare e portarlo avanti fino a che consentitogli.
  • mercato saturo: Sempre più persone intraprendono la carriera creativa. Per riuscire a farsi strada in questo contesto molti designer decidono di trovarsi una nicchia, un’area magari poco conosciuta in cui diventare i pionieri oppure un’area in cui c’è carenza. Molti scelgono in base alla necessità del mercato, quasi come se noi designer non dovessimo seguire tendenze, passioni e interessi personali, ma fossimo una figura che si presta alla richiesta del mercato…Oltre a ciò alcuni studi, nelle applicazioni per una posizione di lavoro, richiedono un MA come conditio sine qua non per l’assunzione.

Parallelamente alla superspecializzazione c’è l’approccio olistico (dal greco olos=tutto).Per chi non sapesse cosa significhi possiamo riportare il punto di vista espresso agli studenti in visita in uno dei più importanti studi di Helsinki, da Pentagon Design, che fu quello di dare rilevanza ad un campo di competenze ampio e che invade diversi ambiti ( fotografia, scienza, letteratura etc) per creare qualcosa di innovativo e che abbia un valore.

Questo approccio a trarre vantaggio da tutte le discipline potrebbe derivare da:

  • un mercato piuttosto stabile che genera meno timore di non trovare lavoro
  • un clima socio-economico più o meno sereno, che stimola gli studenti alla sperimentazione e alla libertà di scelta secondo i propri interessi
  • un modo diverso di affrontare il percorso di studi. Dopo la prima laurea si fa un esperienza lavorativa nel campo e magari si decide di intraprenderne un’altra
  • dagli aiuti statali che permettono agli studenti di avere un istruzione gratuita o sovvenzioni per continuare il percorso di studi.(molti studenti hanno più di 30 anni e hanno diversi Bachelor)

01-Pentagon-Design-Brand

 

Vero è che i designer che studiano in un Paese spesso si trovano poi ad andare a lavorare altrove e questo può provocare contrasti e incomprensioni ma anche compensazioni e collaborazioni interessati. Fermandosi a riflettere sul posto che ognuno di noi vuole ricoprire in questo panorama sia di globalizzazione e di frontiere aperte sia di sempre più nascenti realtà locali, forse dovremmo interrogarci se quantità corrisponde a qualità nel nostro campo. Avere più titoli specifici ci rende migliori?Cosa ci serve per migliorarci?

Se pensiamo al passato e torniamo indietro fino al 1600, quando molti intellettuali e artisti partivano per l’Italia e passavano lì dai 3 mesi agli 8 anni alla ricerca della qualità, possiamo notare come l’apprendimento e l’arricchimento culturale prevedesse diverse discipline e il contatto con diversi mondi. Molti sono gli esempi di personalità illustri con un vasto campo di conoscenze e competenze che hanno fatto il “grand Tour”  ma è interessante ricordare il pittore fiammingo Paul Rubens. Un letterato, un conoscitore di lingue, un diplomatico, un politico, un’artista. Una personalità complessa e un pittore in qualche modo molto specializzato in una tecnica: l’ “incarnato” ma che fu in grado di portare tutte le sue esperienze e competenza nei suoi dipinti.

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Un viaggio alla ricerca della qualità e in cui apprendere…che forse il grand tour del giorno d’oggi sia rappresentato dalle varie Biennali, Saloni del mobile e settimane della moda in giro per il mondo?Chissà. Eppure viaggi a parte la concorrenza ci vuole sempre più esclusivi ma allo stesso tempo in grado di avere una visione globale.

Ognuno degli approcci ha alla fine i suoi punti forza e le sue lacune quindi ancora una volta a noi designer spetta la scelta.

 

 

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